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La Grotta dell'Arco

Info Generali

grotte dell'arco Bellegra (Roma)

Sito: https://www.grottadellarco.com/

Facebook: https://www.facebook.com/grottedellarco

Email: grottedellarco@gmail.com

Telefono: 3312721132

Descrizione

 La grotta prende il nome dalla presenza all’esterno di un caratteristico arco di roccia, testimonianza di una cavità appartenente allo stesso complesso poi crollata, si apre a 3 km dal centro di Bellegra, in un’area caratterizzata da intensi fenomeni carsici di superficie e di profondità in località Pantano, zona ottenuta nel 1911 dal prosciugamento di un preesistente lago per utilizzazione agricola. Venne esplorata nel giugno 1925 dal Circolo Speleologico Romano, poi nell’aprile 1966 il Gruppo Speleologico Grottaferrata riuscì a forzare la strettoia finale, arrivando all’attuale fondo.

Uniche nella provincia di Roma, sono oggi facilmente raggiungibili grazie alla recente pavimentazione della strada rurale. La visita delle grotte risulta estremamente suggestiva per la ricchezza di stalattiti, stalagmiti, inghiottitoi, camere e per l'osservazione della fauna di grotta, in particolare chirotteri, anfibi e ancora micro e mesofauna tipica di tale strutture. La grotta si estende in lunghezza piuttosto che in profondità consentendo un accesso relativamente agevole. All'esterno si può godere di un'area verde con un caratteristico ponticello che scavalcando il torrente che proviene dalla grotta ci porta all'arco naturale in pietra da cui il sito prende il nome.

La nota cavità, una risorgente sub orizzontale lunga oltre 1 km e con un dislivello positivo di +14 m percorsa da un torrentello perenne, alterna gallerie di ampie dimensioni a strettoie e forre, e alcune consistenti sale, con ampio corollario di erosioni fluviali, limpidi laghetti e concrezioni alabastrine di vario genere, oltre alla possibilità di potervi osservare rari esemplari di fauna ipogea come chirotteri, anfibi e microfauna. In un deposito alluvionale all’interno è stato anche rinvenuto un dente di Ursus speleo. Altra importante peculiarità, che non trova riscontro in nessuna altra grotta dell’Appennino, la presenza poco oltre l’ingresso di pitture rupestri preistoriche sotto forma di figure antropomorfe dipinte in alto su una parete, databili alle ultime fasi del Neolitico e alla prima età del Bronzo e del Rame (4-3.000 a.C.), segno inequivocabile di una frequentazione umana assai antica, un luogo sacrale forse collegato al culto delle acque.

Le pitture rupestri, furono scoperte soltanto nel 2007 dallo Speleo Club Roma in quanto di non facile lettura e poi perché ubicate in alto su una parete situata a 2,5 m dall’attuale piano di campagna. Evidentemente migliaia di anni or sono, all’epoca della frequentazione umana, il piano di calpestio della cavità era decisamente più alto di quello attuale, dovuto all’accumulo di sedimenti trasportati dal torrente ipogeo in presenza di condizioni climatiche diverse, in seguito asportato per erosione e dilavamento. Si tratta di 4 pitture rosse e 5 nere, figure antropomorfe maschilidecisamente schematizzate, ma tipiche della tarda preistoria, che trova pochi riscontri stilistici nella penisola italiana, ma notevoli analogie con immagini dipinte entro grotte della penisola iberica e della remota isola di Levanzo nell’arcipelago delle Eolie in Sicilia.

Il CRSA, grazie alla collaborazione col Comune di Bellegra, ha riaperto le grotte il 13 agosto 2016 e sta contribuendo a rendere sempre più accogliente alle visite questi luoghi. L’operazione è stata, ed è, a “costo zero” (senza oneri) per l’amministrazione pubblica: l’associazione ha anticipato tutte le spese necessarie e rientrerà grazie alla gestione con bigliettazione.

Il CRSA, Centro Ricerche Speleo Archeologiche, è un’associazione culturale senza scopo di lucro che si occupa di studio e ricerca in ambienti ipogei di origine antropica.

In collaborazione con Soprintendenza, Università, Musei e Centri di Studio anche internazionali, il CRSA mette in sicurezza, esplora, studia e ripristina ipogei di interesse storico e archeologico per restituire alla collettività reperti inestimabili e consentire l’apertura al pubblico di sotterranei, cisterne, acquedotti, catacombe e cave.


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